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FYRE FESTIVAL: COSA SIGNIFICA PER L’INFLUENCER MARKETING?

Doveva essere "un festival ai limiti dell’impossibile”, invece il Fyre Festival si è rivelato un gigantesco epic fail, e l'omonimo documentario su Netflix diretto da Chris Smith testimonia quanto accaduto nelle settimane prima del grande evento.
Noi di Pulse abbiamo voluto studiare il successo altrettanto epico dell’influencer marketing che lo ha preceduto.

Il team di Jerry Media, assunto da Fyre, ha usato l’influencer marketing per catturare l’attenzione di tutto il web: l’obiettivo era proprio quello di fermare il continuo scrolling degli utenti per catalizzare l’attenzione sul website di Fyre.
Come realizzare una cosa del genere? Ingaggiando un certo numero di macro influencer come Bella Hadid, Kendall Jenner, Emily Ratajkowski e tante altre, chiedendo loro di pubblicare contemporaneamente un semplicissimo quadrato arancione, sponsorizzare il festival attraverso la caption e indirizzare i follower al sito dell’evento.
Ha funzionato. Questo tipo di promozione ha portato diverse persone a sborsare fino a 12.000 dollari per vivere “il più grande evento del decennio” e i biglietti si sono esauriti in meno di due giorni, nonostante le scarse informazioni riguardo a tutto ciò che lo riguardava.

Numerosi brand, facendo influencer marketing, hanno questo preciso intento: desiderano spiccare nel feed personale di ogni utente, tagliando fuori qualsiasi tipo di competitor.
Il Fyre Festival è riuscito a farlo tramite un semplice colore arancione a tutto schermo, condiviso da celebrity sui social. Ma i brand potrebbero riuscire a ottenere gli stessi risultati?

Sebbene quest’idea non possa essere replicata nello stesso modo, il bisogno di distinguersi tra la folla rimane invariato.
L’ influencer marketing sta diventando uno spazio saturo, in cui la maggior parte delle campagne sembrano simili. Brand e agenzie, infatti, devono essere sempre più creativi per catalizzare l’attenzione degli utenti.

Per prima cosa, gli influencer dovrebbero concentrarsi sui singoli post e abbandonare l’idea che sia importante soltanto avere un feed iper curato e armonioso. Quando seguiamo centinaia di fashion blogger, diventiamo insensibili ai vestiti che stanno effettivamente indossando e tutt'al più ammiriamo i colori mentre scrolliamo passivamente la pagina Instagram. Molti bloggers sono orgogliosi della coesione realizzata nella "griglia" della loro pagina, ma molto raramente, in realtà, i follower vanno su una pagina per ammirarne l’interezza. Ciò significa che l'esperienza visiva reale (in-feed) è più importante per il consumatore.

Così come un semplice quadrato arancione è riuscito a spiccare nel feed di tutti gli utenti, i contenuti per le campagne devono avere elementi attrattivi e unici. Le idee devono essere sempre nuove e diverse.

In secondo luogo, dato che fare influencer marketing sta diventando sempre più interessante per i brand, presto Instagram sarà pieno di aziende illegittime.

Il Fyre Festival, infatti, si è rivelato un’immensa truffa: una volta sbarcati sull'isola dei loro sogni, i partecipanti hanno trovato ad accoglierli un campeggio a malapena terminato, tende malandate, materassi zuppi, cibo pessimo e soprattutto, nessun festival, nessun concerto.

Ciò significa che gli influencer stessi devono familiarizzare con i brand prima di intraprendere una collaborazione. Solo in questo modo riusciranno a essere autentici.

Il Fyre Festival è stato un clamoroso disastro a causa di impostori, ma la propaganda che lo ha preceduto, realizzata attraverso l’influencer marketing, è stata incredibile e innovativa.

Immaginiamo quanto possa essere potente l'influencer marketing se supportato da un prodotto concreto e di valore.

Photo by: Brett Kincaid via W Magazine